Tag Archives: Poetry

Saramago + de Kooning

30 Ott

Se non ho altra voce per doppiare
in echi d’altri suoni il mio silenzio,
parlerò, parlerò, fino a scovare
la parola celata che mi esterni.

E la dirò, contratto, tra sterzate
di freccia che avvelena anche se stessa,
o alto mare ostruito di vascelli
dove il braccio annegato ci fa cenno.

E spingerò in fondo una radice
se la pietra perfetta la via sbarra
e lancerò in alto quanto dice
che é più albero il tronco che é più solo.

E lei dirà, parola ora scoperta,
tutti i detti del vivere consueto:
quest’ora che sconforta e che conforta,
il non vedere, il non avere, il quasi essere.

***

If I have no other voice that doubles me,
This silence of echoes of other sounds,
It is to speak, speak again, until I flay
The hidden speech of what I believe.

It is, shattered, the said between detours
From the arrow that has poisoned itself,
Or a high sea coagulated with ships
Where the drowned arm beckons us.

It’s to force a root to its base
When the rigid stone cuts off the way,
It’s to hurl all that one says
Because the more a tree is a stump—the more lonely.

It will tell, its words discovered,
Tales of the habit of living,
This hour that tightens and loosens,
The not seen, the not had, the almost being.

Willem de Kooning

Paatos – Gasoline

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Incarnate devil – Dylan Thomas

16 Ott
Il diavolo incarnato in un serpente parlante,
Le pianure dell’Asia centrale il suo giardino,
 Nel tempo in formazione il cerchio punse e svegliò,
In forme di peccato inforcò e trasse la mela barbuta;
E là Iddio passeggiava, sviolinante guardiano,
 E suonava perdono dalla celeste collina.
Quando eravamo estranei alla guida dei mari,
 La luna manufatta semi-sacra in una nuvola,
I saggi raccontano che gli dèi del giardino
Bene e male intrecciarono a un albero orientale;
E quando la luna come vento mutevole sorgeva
Era nera come la bestia, e pallida più della croce.
Nel nostro Eden conoscemmo il guardiano segreto
In acque consacrate che nessun gelo potrebbe indurire,
E nei possenti mattini della terra;
L’inferno in un corno di zolfo e in un mito bisulco,
E tutto il paradiso in una mezzanotte del sole,
Un serpente sviolinava nel tempo in formazione.

***

 Incarnate devil 

Incarnate devil in a talking snake,
The central plains of Asia in his garden,
In shaping-time the circle stung awake,
In shapes of sin forked out the bearded apple,
And God walked there who was a fiddling warden
And played down pardon from the heavens’ hill.

When we were strangers to the guided seas,
A handmade moon half holy in a cloud,
The wisemen tell me that the garden gods
Twined good and evil on an eastern tree;
And when the moon rose windily it was
Black as the beast and paler than the cross.

We in our Eden knew the secret guardian
In sacred waters that no frost could harden,
And in the mighty mornings of the earth;
Hell in a horn of sulphur and the cloven myth,
All heaven in the midnight of the sun,
A serpent fiddled in the shaping-time.

Piet Mondrian – L’arbre gris

***

Rolling Stones – Sympathy for the Devil

TOM WAITS

26 Set

1.

Lowdown

 

2.

the piano has been drinking

3.

I don’t wanna grow up

4.

Ol’ ’55

L’Homme et la mer

24 Set

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
Perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal suo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

Charles  Baudelaire 1821-1867

***

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

***

(Translator: Cyril Scott)

Free man! the sea is to thee ever dear!
The sea is thy mirror, thou regardest thy soul
In its mighteous waves that unendingly roll,
And thy spirit is yet not a chasm less drear.

Thou delight’st to plunge deep in thine image down;
Thou tak’st it with eyes and with arms in embrace,
And at times thine own inward voice would’st efface
With the sound of its savage ungovernable moan.

You are both of you, sombre, secretive and deep:
Oh mortal, thy depths are foraye unexplored,
Oh sea–no one knoweth thy dazzling hoard,
You both are so jealous your secrets to keep!

And endless ages have wandered by,
Yet still without pity or mercy you fight,
So mighty in plunder and death your delight:
Oh wrestlers! so constant in enmity!

***

***

The Police – King of pain

A Part of Speech

2 Ago

Mattino azzurro notte in cornice di brina.

Mi rammenta una via con i fanali accesi, sentierini

di ghiaccio, neve a mucchi, crocicchi, e un guardaroba

all’estremo orientale dell’Europa.

Un sacchettino d’ossa sopra una sedia dice: “Annibale”;

le parallele in palestra sanno d’ascelle;

la lavagna che accapponare fa la pelle

è ancora nera. Anche dietro. Il tinnio del campanello

cristallo è diventato per il gelo

argenteo. Quanto alle altre parallele,

tutto mandato a mente, tutto verificato.

Non ho voglia di alzarmi. Non l’ho mai voluto.

Joseph Brodsky

***

(english)

A navy-blue dawn in a frosted pane
recalls yellow streetlamps in the snow-piled lane,
icy pathways, crossroads, drifts on either hand,
a jostling cloakroom in Europe’s estern end.
“Hannibal…” drones on there, a worn-out motor,
parallel bars in the gym reek with armpit odor;
as for that scary blackboard you failed to see through,
it has stayed just as black. And its reverse side, too.
Silvery hoarfrost has transformed the rattling bell
into crystal. As regards that parallel-
line stuff, it’s turned out true and bone-clad, indeed.
Don’t want to get up now. And never did.
(1975)

translation by the  Author – Joseph Brodsky

photo by Jan Saudek

Hotel Insonnia by Charles Simic

27 Dic

(Da Hotel Insonnia – Adelphi ed. – traduzione di Andrea Molesini)

Yugoslav passport issued June 18, 1953 for Simic (top) and his brother

Mi piaceva quel mio piccolo buco

con la finestra che dava su un muro di mattoni.

Nella stanza vicina c’era un piano.

Un vecchio storpio veniva a suonare

My Blue Heaven

due tre sere al mese.

In genere, però, era tranquillo.

Ogni camera con il suo ragno dal soprabito pensante

che cattura la mosca nella rete

fatta di fumo e cerimonie.

Era così buio laggiù

che non riuscivo a vedermi nello specchio del lavabo.

Di sopra alle 5 del mattino, scalpiccìo di piedi nudi.

Lo “Zingaro” che legge la fortuna

(ha il negozio all’angolo)

va a pisciare dopo una notte d’amore.

Una volta, persino il singhiozzo di un bambino.

Era così vicino che per un attimo

pensai di singhiozzare anch’io.

*****

Hotel Insomnia

 
I liked my little hole,
Its window facing a brick wall.
Next door there was a piano.
A few evenings a month
a crippled old man came to play
"My Blue Heaven."

Mostly, though, it was quiet.
Each room with its spider in heavy overcoat
Catching his fly with a web
Of cigarette smoke and revery.
So dark,
I could not see my face in the shaving mirror.

At 5 A.M. the sound of bare feet upstairs.
The "Gypsy" fortuneteller,
Whose storefront is on the corner,
Going to pee after a night of love.
Once, too, the sound of a child sobbing.
So near it was, I thought
For a moment, I was sobbing myself.


 

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