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19 Feb

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MY PAINTINGS

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the master

The Master – Collage and acrylic on paper – 2013

Mario Sironi

19 Ott

Nudo con albero 1930 Olio su tela 80×60 cm 

Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961)

Incarnate devil – Dylan Thomas

16 Ott
Il diavolo incarnato in un serpente parlante,
Le pianure dell’Asia centrale il suo giardino,
 Nel tempo in formazione il cerchio punse e svegliò,
In forme di peccato inforcò e trasse la mela barbuta;
E là Iddio passeggiava, sviolinante guardiano,
 E suonava perdono dalla celeste collina.
Quando eravamo estranei alla guida dei mari,
 La luna manufatta semi-sacra in una nuvola,
I saggi raccontano che gli dèi del giardino
Bene e male intrecciarono a un albero orientale;
E quando la luna come vento mutevole sorgeva
Era nera come la bestia, e pallida più della croce.
Nel nostro Eden conoscemmo il guardiano segreto
In acque consacrate che nessun gelo potrebbe indurire,
E nei possenti mattini della terra;
L’inferno in un corno di zolfo e in un mito bisulco,
E tutto il paradiso in una mezzanotte del sole,
Un serpente sviolinava nel tempo in formazione.

***

 Incarnate devil 

Incarnate devil in a talking snake,
The central plains of Asia in his garden,
In shaping-time the circle stung awake,
In shapes of sin forked out the bearded apple,
And God walked there who was a fiddling warden
And played down pardon from the heavens’ hill.

When we were strangers to the guided seas,
A handmade moon half holy in a cloud,
The wisemen tell me that the garden gods
Twined good and evil on an eastern tree;
And when the moon rose windily it was
Black as the beast and paler than the cross.

We in our Eden knew the secret guardian
In sacred waters that no frost could harden,
And in the mighty mornings of the earth;
Hell in a horn of sulphur and the cloven myth,
All heaven in the midnight of the sun,
A serpent fiddled in the shaping-time.

Piet Mondrian – L’arbre gris

***

Rolling Stones – Sympathy for the Devil

Chaim Soutine: Maternité

18 Lug

Oil on Canvas  -1942 -64,1×43,5 cm

Chaim Soutine

NINO FERRER

16 Lug

Nino Ferrer era un’artista completo, tormentato e indomabile. All’anagrafe Agostino Arturo Maria Ferrari, nasce a Genova il 13 Agosto del 1934 da padre italiano e madre francese entrambi ingegneri. Trascorre l’infanzia nella Nuova Caledonia (territorio francese al largo dell’Australia). Negli anni successivi tornerà  a Genova fino alla fine della guerra. Nel 1947 rientra a Parigi con i genitori. Compirà gli studi alla Sorbona laureandosi in lettere e filosofia specializzandosi in etnologia. Si scopre sin da subito un eccellente disegnatore e pittore in stile Dalì ma è la musica che lo renderà inaspettatamente famoso. Negli anni  ’50 come musicista jazz (suonava il contrabasso) lo vediamo al fianco di Richard Bennett e Bill Coleman. Successivamente si cimenterà come cantante con una voce roca e calda alla maniera dei grandi cantanti neri americani che lo renderà famoso in tutto il mondo, in particolare Francia e Italia.

Alcune sue canzoni sono rimaste nella storia, soprattutto per i temi trattati attraverso un soul personalizzato. La pelle nera, infatti, è un testo polemico contro il razzismo (dimmi tu signor Faust… dimmi come si può arrostire un negretto ogni tanto con la massima serenità), che fece scalpore ma anche un grande successo. Testi come il Re d’Inghilterra (contro la guerra) o come Il baccalà (che demoliva la vita in città stressante e nevrotica), Agata (riferita alla attrice e modella Isabelle Valvert), Viva La campagna (resa celebre nel programma televisivo Io, Agata e Tu con Raffaella Carrà), saranno i suoi cavalli di battaglia. Da ricordare Donna Rosa scritta dal presentatore Pippo Baudo, Il telefono, la splendida Mirza e Il Sud (geniale testo ecologista senza scadere nel banale).

Il successo, però, non durerà più di un decennio, in Italia. Riparerà in Francia dove produrrà una ventina di album che renderanno il cantante italo-francese un idolo. Il sipario calerà anche a Parigi che lascerà per passare il resto della sua vita a Montucq, in campagna, come ha sempre desiderato, lontano dai riflettori e dalla mondanità.

Di lui s’innamorerà Brigitte Bardot, una lovestory che ha pesantemente demoralizzato Nino Ferrer massacrato dall’invadenza dei paparazzi. Ferrer tornerà dalla sua fidanzata Jacqueline Monestier, detta Kinou, che sposerà e a cui darà due figli maschi: Pierre ed Arthur.

Verrà nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal governo francese nel 1986 e ottenne la cittadinanza tre anni dopo. La sua ultima apparizione in televisione lo vede in Italia, negli anni ’90, in una trasmissione di Red Ronnie.

E’ stato autore di canzoni per artisti francesi e italiani e fu anche un bravo attore cinematografico: ricordiamo L’età selvaggia di Marcel Camus nel 1970 e nel 1982 Liten di Jean-Pierre Mocky.

Nino Ferrer, schivo e riservato, geniale e divertente, si sentiva oppresso dal successo ripetendo spesso: “La musica mi stressa: c’e’ sempre un contatore che gira, un contatore da un milione di dollari“. Non accettava i compromessi e questo lo rendeva irascibile: “Io sono come sono, non piego la schiena“. E non ha mai dimenticato il suo paese d’origine: “Mi sento italiano al 99 per cento. Anzi, sono un italiano tipico: un emigrante“.

Scegliendo il ritiro nella tenuta francese di Quercy Blanc, dedicandosi ai suoi dipinti, verrà dimenticato dai suoi fan italiani e francesi. Dopo la morte di sua madre che viveva con lui e la moglie, cadrà in una profonda depressione che lo porterà al suicidio sparandosi al cuore con un fucile da caccia, in piena campagna, a soli 64 anni il 13 Agosto del 1998: il giorno del suo compleanno.

Francis Bacon

23 Giu

 

Frank Auerbach: vortice e colore

12 Set

Frank Auerbach (Berlino, 29 Aprile 1931), pittore figurativo tedesco di nazionalità britannica. I suoi genitori (di origine ebraica) lo mandarono nel ’39 in Inghilterra  attraverso il programma Kindertransport per sfuggire al nazionalsocialismo di Hitler. I genitori moriranno in un campo di concentramento.

La tecnica di F.A. è particolarmente materica, spesse pennellate di colore trascinate e vorticosamente incrociate fino a plasmarsi nell’immagine voluta, generalmente ritratti. I lavori di Auerbach disturbano l’occhio dell’osservatore costretto a concentrarsi sulla materia contorta e raschiata.

Il suo studio lo ha ereditato dal pittore Leon Kossoff, nel 1954, da allora rimasto immutato.

Le opere più belle, a mio giudizio , sono quelle che ritraggono la (allora) trentaduenne Estella Olive West (denominata EOW nei suoi dipinti) detta Stella, conosciuta quando F.A. aveva 17 anni recitando una piccola parte in uno spettacolo di Peter Ustinov. Stella era una attrice vedova dilettante, proprietaria di una pensione a Earls Court. Il loro rapporto, durato 23 anni, fu passionale e violento.

La profezia di Victor Brauner

24 Ago

Victor Brauner (1903-1966) era un pittore rumeno surrealista. La sua produzione artistica è ricca di singolari immagini ibride, allucinazioni fantastiche che mescolano donne, animali e oggetti fuori da ogni costrizione logica. Un simbolo ricorrente, o forse sarebbe meglio dire la sua ossessione, era quello dell’occhio enucleato, cioè dipingeva soggetti i cui occhi o il singolo occhio si staccavano dalle loro orbite, si allungavano, assumevano vita propria. Nel 1931 dipinse l’opera Autoritratto con occhio estratto. Nel 1938, a causa di una rissa in un bar, perse l’occhio sinistro colpito da un bicchiere.

 

 

Oswaldo Guayasamin, un pittore contro l’ingiustizia

18 Ago

Una sconfinata produzione artistica divisa in tre grandi serie:

  1. Huacayñan: parola quechua che significa Il Cammino del Pianto. Una serie di 103 quadri dipinti dopo un lungo viaggio per tutta l’America Latina.
  2. L’Epoca della Collera: serie di 250 tele che denunciano la guerra e la violenza.
  3. L’Età della Tenerezza: dedicata a sua madre ed alle madri del mondo.
Guayasamin (ecuadoriano, nasce a Quito nel 1919 e muore a Baltimora nel 1999), sempre fiero delle sue origini indios, ha sempre rappresentato i poveri, la miseria, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la gente di tutto il mondo latinoamericano. Suoi murales sono presenti, solo per citarne alcuni, a Parigi (Sede dell’UNESCO) e San Paolo (Parlamento Latinoamericano nel Memorial dell’America Latina).
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