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Call me on the road

9 Set
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NINO FERRER

16 Lug

Nino Ferrer era un’artista completo, tormentato e indomabile. All’anagrafe Agostino Arturo Maria Ferrari, nasce a Genova il 13 Agosto del 1934 da padre italiano e madre francese entrambi ingegneri. Trascorre l’infanzia nella Nuova Caledonia (territorio francese al largo dell’Australia). Negli anni successivi tornerà  a Genova fino alla fine della guerra. Nel 1947 rientra a Parigi con i genitori. Compirà gli studi alla Sorbona laureandosi in lettere e filosofia specializzandosi in etnologia. Si scopre sin da subito un eccellente disegnatore e pittore in stile Dalì ma è la musica che lo renderà inaspettatamente famoso. Negli anni  ’50 come musicista jazz (suonava il contrabasso) lo vediamo al fianco di Richard Bennett e Bill Coleman. Successivamente si cimenterà come cantante con una voce roca e calda alla maniera dei grandi cantanti neri americani che lo renderà famoso in tutto il mondo, in particolare Francia e Italia.

Alcune sue canzoni sono rimaste nella storia, soprattutto per i temi trattati attraverso un soul personalizzato. La pelle nera, infatti, è un testo polemico contro il razzismo (dimmi tu signor Faust… dimmi come si può arrostire un negretto ogni tanto con la massima serenità), che fece scalpore ma anche un grande successo. Testi come il Re d’Inghilterra (contro la guerra) o come Il baccalà (che demoliva la vita in città stressante e nevrotica), Agata (riferita alla attrice e modella Isabelle Valvert), Viva La campagna (resa celebre nel programma televisivo Io, Agata e Tu con Raffaella Carrà), saranno i suoi cavalli di battaglia. Da ricordare Donna Rosa scritta dal presentatore Pippo Baudo, Il telefono, la splendida Mirza e Il Sud (geniale testo ecologista senza scadere nel banale).

Il successo, però, non durerà più di un decennio, in Italia. Riparerà in Francia dove produrrà una ventina di album che renderanno il cantante italo-francese un idolo. Il sipario calerà anche a Parigi che lascerà per passare il resto della sua vita a Montucq, in campagna, come ha sempre desiderato, lontano dai riflettori e dalla mondanità.

Di lui s’innamorerà Brigitte Bardot, una lovestory che ha pesantemente demoralizzato Nino Ferrer massacrato dall’invadenza dei paparazzi. Ferrer tornerà dalla sua fidanzata Jacqueline Monestier, detta Kinou, che sposerà e a cui darà due figli maschi: Pierre ed Arthur.

Verrà nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal governo francese nel 1986 e ottenne la cittadinanza tre anni dopo. La sua ultima apparizione in televisione lo vede in Italia, negli anni ’90, in una trasmissione di Red Ronnie.

E’ stato autore di canzoni per artisti francesi e italiani e fu anche un bravo attore cinematografico: ricordiamo L’età selvaggia di Marcel Camus nel 1970 e nel 1982 Liten di Jean-Pierre Mocky.

Nino Ferrer, schivo e riservato, geniale e divertente, si sentiva oppresso dal successo ripetendo spesso: “La musica mi stressa: c’e’ sempre un contatore che gira, un contatore da un milione di dollari“. Non accettava i compromessi e questo lo rendeva irascibile: “Io sono come sono, non piego la schiena“. E non ha mai dimenticato il suo paese d’origine: “Mi sento italiano al 99 per cento. Anzi, sono un italiano tipico: un emigrante“.

Scegliendo il ritiro nella tenuta francese di Quercy Blanc, dedicandosi ai suoi dipinti, verrà dimenticato dai suoi fan italiani e francesi. Dopo la morte di sua madre che viveva con lui e la moglie, cadrà in una profonda depressione che lo porterà al suicidio sparandosi al cuore con un fucile da caccia, in piena campagna, a soli 64 anni il 13 Agosto del 1998: il giorno del suo compleanno.

L’apparenza (Panella/Battisti)

7 Lug

Quindi facendo finta
che non sai parlare
ti metti un dito in bocca, l’anulare.
Dirigi una quinta qualsiasi
sposti tre vasi come le tre carte
mi metti a parte di una confidenza
senza vocali e senza consonanti
tiri con gli occhi chiusi sull’atlante
l’indice come un pulsante
accende una nazione in cui mi sa
che a quest’ora è notte piena o molto nuvoloso
pieghi la schiena
cali il tuo sipario di capelli
sopra l’armamentario voluttuario
quindi ti sollevi in mulinelli
dall’indaco e il blu di Prussia profondissimi.
Ti rilassi bussando
tristemente assorta sopra una porta
che non c’è per niente la spingi che era aperta
mi racconti come un capogiro
i fatti i posti pieni di respiro
mi presenti un regalo
ed attraverso ci vedo
le tue mani contenenti
lo scarti prima sciogli
questi fiocchetti inestricabili
ti imbrogli e fai cadere e credere
in un danno incalcolabile e l’aria vulnerabile raccogli
incolli l’invisibile
e d’improvviso scrolli in gocce questa scena
fai la feroce coi baffi che non hai da puma
sulle guance gonfiate fai la precoce.
Che scarica un gran volume
d’indolenza incendiaria
quindi sei l’avversaria di un arioso colosso pugilatore
poi mormori indecenze
senza parole a un confessore
lo respingi in sequenza d’inseguimento
infili il balcone ti scansi di lato
fai la ricognizione
se ha fatto centro il precipitato.
Rientri con cavalli fragorosi e salti di delfini
tra marosi.


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