Tag Archives: letteratura

Mauvaise Pensée

12 Set

L’uomo è un mostro. Tutto il suo ingegno si prodiga nel difendere ed esagerare la propria mostruosità. In virtù del suo potere di distruzione, è il re della creazione. L’uomo può creare solo a spese della creazione.

***

Translate by Antonio Occulto

Man is a monster. All his talent strives to defend and exaggerate his own monstrosity. By virtue of his power of destruction, he is the king of creation. Man can create only at expense of creation.

Paul Valéry

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photo by Robert and Shana ParkeHarrison

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A Part of Speech

2 Ago

Mattino azzurro notte in cornice di brina.

Mi rammenta una via con i fanali accesi, sentierini

di ghiaccio, neve a mucchi, crocicchi, e un guardaroba

all’estremo orientale dell’Europa.

Un sacchettino d’ossa sopra una sedia dice: “Annibale”;

le parallele in palestra sanno d’ascelle;

la lavagna che accapponare fa la pelle

è ancora nera. Anche dietro. Il tinnio del campanello

cristallo è diventato per il gelo

argenteo. Quanto alle altre parallele,

tutto mandato a mente, tutto verificato.

Non ho voglia di alzarmi. Non l’ho mai voluto.

Joseph Brodsky

***

(english)

A navy-blue dawn in a frosted pane
recalls yellow streetlamps in the snow-piled lane,
icy pathways, crossroads, drifts on either hand,
a jostling cloakroom in Europe’s estern end.
“Hannibal…” drones on there, a worn-out motor,
parallel bars in the gym reek with armpit odor;
as for that scary blackboard you failed to see through,
it has stayed just as black. And its reverse side, too.
Silvery hoarfrost has transformed the rattling bell
into crystal. As regards that parallel-
line stuff, it’s turned out true and bone-clad, indeed.
Don’t want to get up now. And never did.
(1975)

translation by the  Author – Joseph Brodsky

photo by Jan Saudek

Pier Paolo Pasolini

15 Dic

Commosso sulla mia infelicità

Commosso sulla mia infelicità,
felice credo nel conforto della
parola che svela, che degrada.

Temo solo la morte, il puro fatto
della morte. Tutto il resto si gioca.

Il diario di Kraus

7 Dic

Di notte tutte le attività pubbliche sono ferme. Nulla si muove, non c’è nulla di nuovo. Solo la macchina che pulisce le strade percorre la città come simbolo di un ordinamento del mondo alla rovescia: sparge in giro la polvere che il giorno ha lasciato, e se piove, la segue una macchina che innaffia le strade. Altrimenti è silenzio. La stupidità dorme – allora vado a lavorare. Da lontano si sente il rumore delle rotative: è la stupidità che russa. E io la colgo di sorpresa – e dalla mia intenzione di prenderla a tradimento, traggo ancora piacere. Quando all’orizzonte orientale della cultura appare il primo giornale del mattino, vado a dormire. Questi sono i vantaggi della vita alla rovescia.

[Karl Kraus – 1874-1935]

una foto di Antonio Occulto

Incubi dell’umidità

5 Dic

una foto di Antonio Occulto

Sono già io un barometro, le aveva detto mentre erano lì, davanti al barometro. Me lo sento nello scheletro. Un altro avrebbe detto “nelle ossa”, ma Rudolf disse scheletro perché sapeva che Rosita l’avrebbe trovato irritante. Sapeva anche perché lo trovava irritante, il che era ancora peggio. Lei prendeva tutto alla lettera e quindi si vedeva davvero davanti uno scheletro, cosa piuttosto spiacevole. L’epoca delle vanitas è passata, gli disse, neanche tu ti tieni un teschio sulla scrivania. Se tu me l’avessi detto un’ora fa non avrei fatto sesso con te. Nessuna voglia di avere uno scheletro sopra di me.

[Cees Nooteboom – L’Aja, 1933 – Le volpi vengono di notte – Ed. Iperborea]

La decadenza delle arti

12 Nov

Sempre di più avverto, da parte degli editori, la richiesta di attualità. Attualità immediata, istantanea, fresca di giornata. Subito! Subito! Immediatamente! Sforna alla svelta un libro su quello di cui si è parlato oggi al telegiornale, su quello che scrivono i giornali del mattino. Ecco il succo delle loro richieste, dei loro incitamenti, dei loro moniti e appelli.

Questo ritmo, questo affanno, gli editori tentano di imporlo anche alla letteratura. Le qualità essenziali della vera letteratura, come per esempio lo stile, restano completamente ignorate. Due cose sole vengono prese in considerazione. un tema scottante di grande richiamo, e l’istantaneità. Al libro si chiede esattamente lo stesso che a un articolo di giornale scritto sulle ginocchia. Così il moloch dell’attualità divora tutto, digerisce tutto.

Da tale abbassamento della letteratura consegue che tutti sono capaci di scrivere un libro (e lo scrivono!): calciatori, cantanti, ragionieri, poliziotti. Lo scrivere non è più un’arte, anzi non è neanche più una professione: ormai è diventato un mezzo universalmente accessibile per reclamizzarsi, far quattrini o procacciarsi ammiratori. L’inflazione, ecco che cosa minaccia l’arte: il diluvio, l’alluvione, l’inondazione di dilettantismo, di faciloneria, di qualunquismo che macina nelle sue fauci balbettanti tutto ciò che vale, che sta al di sopra della mediocrità e del kitsch. La dittatura della quantità, la dittatura del mucchio. ecco un problema di cui è difficile venire a capo.

E’ questo il segno dei nostri tempi, i tempi in cui tutto invecchia rapidamente per venir subito gettato nella spazzatura; tempi governati da bisogno di novità, dal culto del cambiamento, dalla richiesta esclusiva di portate freschissime, fumanti, bollenti, versate nel piatto direttamente dalla pentola o dalla padella. Oggi non si corredano di date solo gli articoli: sempre più spesso accanto al nome dell’autore compare il suo anno di nascita, perché si sappia di che epoca è, di quale categoria (terza o quarta?), e se quindi valga la pena leggerlo oppure sia preferibile dedicarsi ad altro.

(Ryszard Kapuściński – Lapidarium )

 

 

Diario di un naturalista visionario

3 Nov

Un rospo vale due vespe. Però vespe più grandi di quelle europee. Il volo rapido, scintillante. Uccidono i passeri in volo. Se questi si posano, sono al sicuro, ma le vespe li punzecchiano finché non riprendono il volo. Anche loro filano su e li pungono sul ventre. Il pungiglione attraversa le piume leggere senza piegarsi. I gridi acuti, acuti, così particolari, che a volte si sentono e fanno correre alla finestra, sono quelli di un uccello dolorosamente colpito. Cade presto, molto gonfio, e finché non muore, una decina di minuti dopo, si muove appena.

Il veleno della vespa si usa nella magia nera. Il veleno del rospo gli è superiore, benché più freddo. Si aggiunge meglio al cibo, porta meglio la maledizione, sembra quasi “obbedire”.

[Henri Michaux – poeta, pittore surrealista – 1899/1984][vedi anche Henri Michaux – Teste]

Stralcio ferroviario

26 Ott

Il mondo ferroviario offre infiniti aspetti, ma in filigrana, nella più buia araldica, resta sempre l’immagine dei vagoni blindati. Non c’è treno che prima o poi, sia pure per un istante, non ricordi i suoi mostruosi simili. Anche in questo senso, i lager sono stati dei capolinea, non tanto perché le rotaie  si arrestavano contro un blocco di cemento e due respingenti, quanto perché il loro mattatoio era un “Finis Terrae”.

In effetti, tutti noi continuiamo a viaggiare come se, da un momento all’altro, dovessimo venire deportati. Siamo tutti scampati a quel passato, sopravvissuti, ma ben consci che i suoi convogli potrebbero tornare a riempirsi di una folla diretta all’ultimo Terminal. Il fatto stesso d’aver conosciuto quella pagina di storia, ci iscrive di diritto nella lista dei suoi possibili interpreti. Siamo bestiame, bestie potenziali di un potenziale luogo di sterminio.

[Valerio MagrelliLa vicevita – 2009]

tentazione dello scrittore

22 Ott

Aver scritto qualcosa che ti lascia come un fucile sparato, ancora scosso e riarso, vuotato di tutto te stesso, dove non solo hai scaricato tutto quello che sai ti te stesso, ma quello che sospetti e supponi, e i sussulti, i fantasmi, l’inconscio – averlo fatto con lunga fatica e tensione, con cautela di giorni e tremori e repentine scoperte e fallimenti e irrigidirsi di tutta la vita su quel punto – accorgersi che tutto questo è come nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo accoglie, lo scalda – e morir di freddo – parlare al deserto – essere solo notte e giorno come un morto.

[Cesare PaveseIl mestiere di vivereanche il titolo è suo]

La foresta dei sogni

9 Ott

Il sonno frequenta cupe compagnie fuori dalla vita; sopra i dormienti fluttua il pensiero in decomposizione, un vapore vivo e morto si combina con il possibile che forse, in qualche modo, pensa nello spazio. Da qui i grovigli. La fitta nuvola del sogno si sovrappone alla trasparente stella dello spirito. Sopra le palpebre chiuse, dove la visione ha presto il posto della vista, una disgregazione sepolcrale di sagome e figure si dilata nell’evanescente. Una misteriosa dispersione di esistenze si mescola alla nostra vita sul bordo mortale del sonno. E’ nell’aria che larve e anima si intrecciano. Anche chi non sta dormendo avverte su di sé il peso di quella vita sinistra. Lo attornia una chimera, realtà intuita, e lo turba. L’uomo che cammina attraverso i fantasmi del sonno altrui, respinge confusamente forme che gli passano accanto, e ha, o crede di avere, l’orrore vago dei contatti ostili con l’invisibile, e a ogni istante avverte l’urto oscuro, l’inesprimibile incontro che dilegua. Camminare nella notte popolata di sogni è come attraversare una foresta.

[Victor HugoL’uomo che ride]

un lavoro su carta di Victor Hugo

Appendice 

E’ qui il caso di ricordare che i grandi maestri, poeti o pittori, Hugo o Delacroix, sono sempre in anticipo di parecchi anni sui loro timidi ammiratori. Il pubblico è, rispetto al genio, un orologio che rimane indietro.

Charles Baudelaire, 1855

 

 

 

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