Tag Archives: letteratura

Mauvaise Pensée

12 Set

L’uomo è un mostro. Tutto il suo ingegno si prodiga nel difendere ed esagerare la propria mostruosità. In virtù del suo potere di distruzione, è il re della creazione. L’uomo può creare solo a spese della creazione.

***

Translate by Antonio Occulto

Man is a monster. All his talent strives to defend and exaggerate his own monstrosity. By virtue of his power of destruction, he is the king of creation. Man can create only at expense of creation.

Paul Valéry

***

photo by Robert and Shana ParkeHarrison

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There is nowhere to hide

7 Set

Sono nato e cresciuto nelle paludi baltiche, dove

onde grigie di zinco vengono a due a due;

di qui tutte le rime, di qui la voce pallida

che fra queste s’ arriccia, come un capello umido;

se mai s’arriccia. Anche puntando il gomito, la conchiglia

dell’orecchio non distingue in esse nessun ruglio,

ma sbattere di tele, di persiane, di mani,

bollitori su fornelli, al massimo grida di gabbiani.

In questi piatti paesi quello che difende

dal falso il cuore è che in nessun luogo ci si può celare e si vede

più lontano. Soltanto per il suono lo spazio è ostacolo:

l’occhio non si lamenta per l’assenza di eco.

Joseph Brodsky (1975)

***

I was born and grew up in the Baltic marshland
by zinc-gray breakers that always marched on
in twos. Hence all rhymes, hence that wan flat voice
that ripples between them like hair still moist,
if it ripples at all. Propped on a pallid elbow,
the helix picks out of them no sea rumble
but a clap of canvas, of shutters, of hands, a kettle
on the burner, boiling - lastly, the seagull's metal 
cry. What keeps hearts from falseness in this flat region
is that there is nowhere to hide and plenty of room for vision.
Only sounds needs echo and dreads its lack.
A glance is accustomed to no glance back.

photo by joel peter witkin

Good Night

24 Ago

Serie d’osservazioni. Angolo caldo.
Lo sguardo lascia una scia sulle cose.
L’acqua si ripropone come vetro.
L’uomo è mostruoso più del proprio scheletro.
Una sera d’inverno col vino in nessun posto.
Una veranda assalita dai salici.
Appoggiandosi al gomito riposa il corpo
come morena fuori del ghiacciaio.
Fra un millennio un fossile bivalve estrarranno
da questa tenda, e rivelerà fra le nappe
l’impronta di due labbra che non hanno
nessuno a cui augurare “Buona notte”.

Joseph Brodsky

        (translated by the Author)
        A list of some observation. In a corner, it's warm.
        A glance leaves an imprint on anything it's dwelt on.
        Water is glass's most public form.
        Man is more frightening than its skeleton.
        A nowhere winter evening with wine. A black
        porch resists an osier's stiff assaults.
        Fixed on an elbow, the body bulks
        like a glacier's debris, a moraine of sorts.
        A millennium hence, they'll no doubt expose
        a fossil bivalve propped behind this gauze
       cloth, with the print of lips under the print of fringe, 
        mumbling "Good night" to a window hinge.

photo by Jan Saudek

Philip Roth

14 Ago

L’unica ossessione che vogliono tutti: “l’amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.
(Philip Roth, da L’animale morente)
“The only obsession everyone wants: ‘love.’ People think that in falling in love they make themselves whole? The Platonic union of souls? I think otherwise. I think you’re whole before you begin. And the love fractures you. You’re whole, and then you’re cracked open. ”  (The Dying Animal)

A Part of Speech

2 Ago

Mattino azzurro notte in cornice di brina.

Mi rammenta una via con i fanali accesi, sentierini

di ghiaccio, neve a mucchi, crocicchi, e un guardaroba

all’estremo orientale dell’Europa.

Un sacchettino d’ossa sopra una sedia dice: “Annibale”;

le parallele in palestra sanno d’ascelle;

la lavagna che accapponare fa la pelle

è ancora nera. Anche dietro. Il tinnio del campanello

cristallo è diventato per il gelo

argenteo. Quanto alle altre parallele,

tutto mandato a mente, tutto verificato.

Non ho voglia di alzarmi. Non l’ho mai voluto.

Joseph Brodsky

***

(english)

A navy-blue dawn in a frosted pane
recalls yellow streetlamps in the snow-piled lane,
icy pathways, crossroads, drifts on either hand,
a jostling cloakroom in Europe’s estern end.
“Hannibal…” drones on there, a worn-out motor,
parallel bars in the gym reek with armpit odor;
as for that scary blackboard you failed to see through,
it has stayed just as black. And its reverse side, too.
Silvery hoarfrost has transformed the rattling bell
into crystal. As regards that parallel-
line stuff, it’s turned out true and bone-clad, indeed.
Don’t want to get up now. And never did.
(1975)

translation by the  Author – Joseph Brodsky

photo by Jan Saudek

Pier Paolo Pasolini

15 Dic

Commosso sulla mia infelicità

Commosso sulla mia infelicità,
felice credo nel conforto della
parola che svela, che degrada.

Temo solo la morte, il puro fatto
della morte. Tutto il resto si gioca.

Il diario di Kraus

7 Dic

Di notte tutte le attività pubbliche sono ferme. Nulla si muove, non c’è nulla di nuovo. Solo la macchina che pulisce le strade percorre la città come simbolo di un ordinamento del mondo alla rovescia: sparge in giro la polvere che il giorno ha lasciato, e se piove, la segue una macchina che innaffia le strade. Altrimenti è silenzio. La stupidità dorme – allora vado a lavorare. Da lontano si sente il rumore delle rotative: è la stupidità che russa. E io la colgo di sorpresa – e dalla mia intenzione di prenderla a tradimento, traggo ancora piacere. Quando all’orizzonte orientale della cultura appare il primo giornale del mattino, vado a dormire. Questi sono i vantaggi della vita alla rovescia.

[Karl Kraus – 1874-1935]

una foto di Antonio Occulto

Incubi dell’umidità

5 Dic

una foto di Antonio Occulto

Sono già io un barometro, le aveva detto mentre erano lì, davanti al barometro. Me lo sento nello scheletro. Un altro avrebbe detto “nelle ossa”, ma Rudolf disse scheletro perché sapeva che Rosita l’avrebbe trovato irritante. Sapeva anche perché lo trovava irritante, il che era ancora peggio. Lei prendeva tutto alla lettera e quindi si vedeva davvero davanti uno scheletro, cosa piuttosto spiacevole. L’epoca delle vanitas è passata, gli disse, neanche tu ti tieni un teschio sulla scrivania. Se tu me l’avessi detto un’ora fa non avrei fatto sesso con te. Nessuna voglia di avere uno scheletro sopra di me.

[Cees Nooteboom – L’Aja, 1933 – Le volpi vengono di notte – Ed. Iperborea]

Frammento

28 Nov

una foto di Antonio Occulto

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.

[Italo Calvinoil sentiero dei nidi di ragno, 1947]

 

La decadenza delle arti

12 Nov

Sempre di più avverto, da parte degli editori, la richiesta di attualità. Attualità immediata, istantanea, fresca di giornata. Subito! Subito! Immediatamente! Sforna alla svelta un libro su quello di cui si è parlato oggi al telegiornale, su quello che scrivono i giornali del mattino. Ecco il succo delle loro richieste, dei loro incitamenti, dei loro moniti e appelli.

Questo ritmo, questo affanno, gli editori tentano di imporlo anche alla letteratura. Le qualità essenziali della vera letteratura, come per esempio lo stile, restano completamente ignorate. Due cose sole vengono prese in considerazione. un tema scottante di grande richiamo, e l’istantaneità. Al libro si chiede esattamente lo stesso che a un articolo di giornale scritto sulle ginocchia. Così il moloch dell’attualità divora tutto, digerisce tutto.

Da tale abbassamento della letteratura consegue che tutti sono capaci di scrivere un libro (e lo scrivono!): calciatori, cantanti, ragionieri, poliziotti. Lo scrivere non è più un’arte, anzi non è neanche più una professione: ormai è diventato un mezzo universalmente accessibile per reclamizzarsi, far quattrini o procacciarsi ammiratori. L’inflazione, ecco che cosa minaccia l’arte: il diluvio, l’alluvione, l’inondazione di dilettantismo, di faciloneria, di qualunquismo che macina nelle sue fauci balbettanti tutto ciò che vale, che sta al di sopra della mediocrità e del kitsch. La dittatura della quantità, la dittatura del mucchio. ecco un problema di cui è difficile venire a capo.

E’ questo il segno dei nostri tempi, i tempi in cui tutto invecchia rapidamente per venir subito gettato nella spazzatura; tempi governati da bisogno di novità, dal culto del cambiamento, dalla richiesta esclusiva di portate freschissime, fumanti, bollenti, versate nel piatto direttamente dalla pentola o dalla padella. Oggi non si corredano di date solo gli articoli: sempre più spesso accanto al nome dell’autore compare il suo anno di nascita, perché si sappia di che epoca è, di quale categoria (terza o quarta?), e se quindi valga la pena leggerlo oppure sia preferibile dedicarsi ad altro.

(Ryszard Kapuściński – Lapidarium )

 

 

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