Tag Archives: letteratura russa

Good Night

24 Ago

Serie d’osservazioni. Angolo caldo.
Lo sguardo lascia una scia sulle cose.
L’acqua si ripropone come vetro.
L’uomo è mostruoso più del proprio scheletro.
Una sera d’inverno col vino in nessun posto.
Una veranda assalita dai salici.
Appoggiandosi al gomito riposa il corpo
come morena fuori del ghiacciaio.
Fra un millennio un fossile bivalve estrarranno
da questa tenda, e rivelerà fra le nappe
l’impronta di due labbra che non hanno
nessuno a cui augurare “Buona notte”.

Joseph Brodsky

        (translated by the Author)
        A list of some observation. In a corner, it's warm.
        A glance leaves an imprint on anything it's dwelt on.
        Water is glass's most public form.
        Man is more frightening than its skeleton.
        A nowhere winter evening with wine. A black
        porch resists an osier's stiff assaults.
        Fixed on an elbow, the body bulks
        like a glacier's debris, a moraine of sorts.
        A millennium hence, they'll no doubt expose
        a fossil bivalve propped behind this gauze
       cloth, with the print of lips under the print of fringe, 
        mumbling "Good night" to a window hinge.

photo by Jan Saudek

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A Part of Speech

2 Ago

Mattino azzurro notte in cornice di brina.

Mi rammenta una via con i fanali accesi, sentierini

di ghiaccio, neve a mucchi, crocicchi, e un guardaroba

all’estremo orientale dell’Europa.

Un sacchettino d’ossa sopra una sedia dice: “Annibale”;

le parallele in palestra sanno d’ascelle;

la lavagna che accapponare fa la pelle

è ancora nera. Anche dietro. Il tinnio del campanello

cristallo è diventato per il gelo

argenteo. Quanto alle altre parallele,

tutto mandato a mente, tutto verificato.

Non ho voglia di alzarmi. Non l’ho mai voluto.

Joseph Brodsky

***

(english)

A navy-blue dawn in a frosted pane
recalls yellow streetlamps in the snow-piled lane,
icy pathways, crossroads, drifts on either hand,
a jostling cloakroom in Europe’s estern end.
“Hannibal…” drones on there, a worn-out motor,
parallel bars in the gym reek with armpit odor;
as for that scary blackboard you failed to see through,
it has stayed just as black. And its reverse side, too.
Silvery hoarfrost has transformed the rattling bell
into crystal. As regards that parallel-
line stuff, it’s turned out true and bone-clad, indeed.
Don’t want to get up now. And never did.
(1975)

translation by the  Author – Joseph Brodsky

photo by Jan Saudek

La Signora delle Ombre

15 Giu

Ci sono al mondo i superflui, gli aggiunti

non registrati nell’ambito visuale.

(Che non figurano nei vostri manuali,

per cui una fossa da scarico è la casa.)

 

Ci sono al mondo i vuoti, i presi a spintoni,

quelli che restano muti: letame,

chiodo per il vostro orlo di seta!

Ne ha ribrezzo il fango sotto le ruote!

 

Ci sono al mondo gli apparenti – invisibili,

(il segno: macula da lebbrosario!)

ci sono al mondo i Giobbe, che Giobbe

invidierebbero se non fosse che:

 

noi siamo i poeti – e rimiamo con i paria,

ma, straripando dalle rive,

noi contestiamo Dio alle Dee

e la vergine agli Dei!

[Marina Ivanovna Cvetaeva (pronuncia Svetàieva)]

(trad. di P. A. Zveteremich)

Il dilemma

14 Mar

Un bastardo, insomma, signore e signori,

chi vi parla è un bastardo.

Oppure un Centauro.

(joseph brodsky)

L’ESPLORATORE POLARE di Joseph Brodsky

3 Gen


Mangiati tutti i cani. Non un foglio

bianco è rimasto nel diario. Il filo

delle parole copre il ritratto della moglie,

e sulla guancia imprime il neo di una data sospetta.

Altra foto: la sorella. Non la risparmia: c’è

da registrare lo spazio conquistato.

E la cancrena, annerendosi, si avvolge fino all’anca

come la calza di una donnina del variété.

Brodsky’s typewriter, currently housed in the Anna Akhmatova Museum, in St. Petersberg, Russia.

A Polar Explorer

All the huskies are eaten. There is no space
left in the diary, And the beads of quick
words scatter over his spouse’s sepia-shaded face
adding the date in question like a mole to her lovely cheek.
Next, the snapshot of his sister. He doesn’t spare his kin:
what’s been reached is the highest possible latitude!
And, like the silk stocking of a burlesque half-nude
queen, it climbs up his thigh: gangrene.

Una voce dimenticata

11 Set

Marina Cvetaeva (pronuncia Svetàieva, 1892-1941): poetessa e scrittrice russa.

Versi del 12 luglio 1914

Non penso, non mi lagno, non discuto –

non dormo.

Non voglio né sole, né luna, non saluto

il giorno.

Non sento l’afa tra le quattro mura –

il vento.

Il dono atteso tanto tempo

lo rifiuto.

Non mi rallegra il mattino, né la fuga

sonora dei tranvai.

Vivo cieca al giorno, ignoro l’ora

e il secolo.

Funambola su una corda incrinata.

Ombra dell’ombra

di qualcuno. Sonnambula

di due scure lune.

(Il paese dell’anima – Lettere 1909-1925 – ed. Adelphi)

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