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Diario di un naturalista visionario

3 Nov

Un rospo vale due vespe. Però vespe più grandi di quelle europee. Il volo rapido, scintillante. Uccidono i passeri in volo. Se questi si posano, sono al sicuro, ma le vespe li punzecchiano finché non riprendono il volo. Anche loro filano su e li pungono sul ventre. Il pungiglione attraversa le piume leggere senza piegarsi. I gridi acuti, acuti, così particolari, che a volte si sentono e fanno correre alla finestra, sono quelli di un uccello dolorosamente colpito. Cade presto, molto gonfio, e finché non muore, una decina di minuti dopo, si muove appena.

Il veleno della vespa si usa nella magia nera. Il veleno del rospo gli è superiore, benché più freddo. Si aggiunge meglio al cibo, porta meglio la maledizione, sembra quasi “obbedire”.

[Henri Michaux – poeta, pittore surrealista – 1899/1984][vedi anche Henri Michaux – Teste]

Henri Michaux – Teste

18 Set

Henri Michaux (1899-1984), scrittore, pittore e poeta belga. Brano tratto da “Les Ravagés” (I devastati), 1976. Libro scritto osservando i dipinti di persone disturbate mentalmente.

Teste che sono passate attraverso qualcosa di grave come la morte, e non hanno potuto salvarsi se non poveramente. Teste del passato, che sanno la notte della vita, il Segreto, l’orrendo Innominabile, su cui ha preso appoggio l’essere. La lotta contro la nebbia, masse che cercano invano di rifarsi, lottando contro la poltiglia che invade. Teste colpite nel profondo, che non hanno più fiducia, che ricordano.

Una è gravemente sconciata, occhi dilatati, simili per la fissità a quelli di un pesce, muscoli oculomotori come bloccati, così da poter vedere ormai soltanto di fronte, di fronte agli altri, di fronte, come la sfida fa fronte. Un naso gigante, straripante, storto, sghimbescio, stravolto, dalla radice alla punta stravolto, quasi lo si direbbe di profilo.

Là sopra, inalterati da quella torsione che dovrebbe essere tormentosa (come l’anello nella froge dei tori addomesticati) e anzi propriamente spaventosa, gli occhi impavidi – magistrale discordanza, firma del suo male – fanno come se niente fosse; in quell’impossibile contrario, così contrariante, gli occhi proseguono, mantengono.

L’abitante della faccia in disordine non cede.

Testa n°30 di Antonio Occulto - olio su acetato

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