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Men who hate Women

7 Ago

La bellezza è dignità.

(antonio occulto)

Stop all kinds of violence against women.

(Neela)

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Wake Up!

5 Ago

L’anno scorso, all’inizio dell’estate, ho inserito su questo blog un personale articolo sul massacro dei Globicefali nelle isole Faer Oer, meglio conosciuto come Grindadràp. Da allora, decisi di inserire ogni anno, proprio in concomitanza della tradizionale festa di sangue, immagini esaurienti di quell’evento che inizia per l’appunto con l’arrivo dell’estate. Non sono vegetariano, non sono un estremista e speravo (e mi aspettavo) di ricevere pareri diversi, discordanti, insomma speravo di suscitare un colloquio costruttivo, ma mai mi sarei aspettato di essere insultato.

Questo è il commento che ho ricevuto:

Oltre all’accusa di ignoranza, il signor Sven (ma potrebbe chiamarsi Carmelo) ha pensato bene di offendere il mio nome. Inoltre, sempre Sven o Carmelo, è l’autore di una pagina facebook dal titolo (Non solo)Italiani innamorati delle isole Faer Oer:

A questo punto mi sento in dovere di sfatare la qualifica di ignorante, ma giusto per dare un merito alla mia Laurea in Scienze Naturali. Innanzitutto, tengo a precisare questo:

Esiste, a mio giudizio, una sostanziale differenza tra cacciare/pescare per la sussistenza di una popolo e perpetuare con illogica motivazione un massacro sanguinario.

Infatti, gli abitanti delle Isole Far Oer sopravvivono per il 60% dall’allevamento di ovini e il resto dalla pesca (cioè specie ittiche, non mammiferi), bovini da latte e la coltivazione delle patate. I piatti tradizionali a base di carne di Globicefalo rappresentano un alimento sfizioso offerto anche ai turisti. Ma non è più l’alimento principale da decenni, la popolazione è cresciuta, e dato che i suddetti cetacei vengono raccolti una volta all’anno, d’estate, nel resto dell’anno, i faroesi si nutrono d’aria e amore? Non credo che i faroesi possano attendere troppo o l’isola si spopolerebbe e mangiare sempre surgelato o un solo alimento causerebbe seri problemi di salute.

Il caro italiano che si fa chiamare Sven (ma forse è sempre Carmelo) afferma che gli abitanti (in realtà una parte della popolazione e non tutti) cacciano per nutrirsi (?). In realtà, si tratta di una vera trappola per animali notoriamente e scientificamente indifesi e dall’indole docile. Vengono spinti all’interno di una baia  a ridosso della riva e poi massacrati. Considerata una festa popolare dagli abitanti, compresi i bambini. Non mi sembra che i faroesi siano come gli eschimesi che vanno in giro armati di fiocina cacciando foche e narvali o pigmei o indios con frecce avvelenate a caccia di scimmie. Quelli si, che possono e debbono farlo: e mai ridurranno la popolazione di una specie all’estinzione perché prendono dalla natura ciò che basta per vivere, non uccidono per divertirsi.

Sven, cioè Carmelo, afferma che i pilot whale non sono in via di estinzione. Allora, per quale motivo lo IUCN (International Union for Conservation of Nature) inserisce questa specie nella lista rossa? Perché sono vulnerabili, a rischio estinzione per i seguenti motivi:

1. non c’è alcuna certezza di sapere a quanto ammonta il numero della popolazione dei Globicefali, per evidenti difficoltà di monitoraggio

2. esistono più specie di Globicefali, quindi è errato parlare di una sola specie: Globicephala melas (long-pinned pilot whale) o globicefalo comune + tre sottospecie  G. m. melas nel Nord Atlantico, G. m. edwardii nell’emisfero sud, e una specie senza nome nelle acque territoriali giapponesi ESTINTA tra l’ottavo e il dodicesimo secolo A.D..

3. vengono cacciati troppi individui (anche in Giappone, dove la situazione è ancora più critica) rispetto alla crescita delle popolazioni delle specie di cui sopra. Infatti, le femmine di Globicefalo raggiungono la maturità sessuale attorno ai 7 anni e il periodo di gestazione è di 15 mesi, troppo lungo.

4. l’alimento principale dei pilot whale è il calamaro, una specie in netto calo demografico a causa della pesca massiccia da parte dell’uomo.

Ricapitolando, se lo IUCN afferma che non ci sono sufficienti informazioni per stabilire che questa specie e affini siano in via di estinzione, è comunque una specie a rischio per i motivi che vi ho elencati.

Sea Shepherd Conservation Society da anni si batte per far cessare questa irresponsabile barbarie.

Un articolo interessante, in lingua inglese, mi è stato segnalato da un’amica Sloppy Buddhist e potete leggerlo qui.

Concludendo, mi rivolgo a te, caro italiano innamorato delle isole Faer Oer, per gli amici Carmelo:

spero tanto che leggerai questo articolo e mi auguro che noterai che non ho mai offeso il tuo nome, qualunque esso sia, che non ti ho dato dell’ignorante. Probabilmente sei poco informato sui fatti e troppo “innamorato” per aprire gli occhi. Non accetterò altri insulti, su questo sarò irremovibile. I faroesi sono gente straordinaria e la loro terra è splendida.

Ma prima di innamorarti di un luogo incontaminato assicurati che non sia sporco di sangue.

spiaggiamento di globicefali in Nuova Zelanda avvenuto nel 2006: la disperazione di un volontaria nel tentativo di salvare un individuo

***

Fontihttp://www.elicriso.it/it/stragi_compiute_uomo/strage_delfini_danimarca/

http://www.elicriso.it/it/stragi_compiute_uomo/taiji_delfini/

http://www.iucnredlist.org/details/9250/0

http://www.seashepherd.it/

http://www.seashepherd.org/

http://www.irishtimes.com/newspaper/world/2012/0706/1224319511211.html

Chaim Soutine: Maternité

18 Lug

Oil on Canvas  -1942 -64,1×43,5 cm

Chaim Soutine

Filastrocca del Minatore

1 Mag

Quando a vent’anni arrivava la sera

e ritornavo dalla miniera

sudato stanco e col viso nero

non ci pensavo che fosse vero

che dopo poco sarei diventato

anch’io come tanti per sempre malato

del male tremendo che incute terrore

il “Male Comune” del minatore.

Un’ora di strada al mattino ed alla sera

Per lavorare nella miniera

E ci si andava non c’erano appigli

Là dentro era il pane dei nostri figli.

Sant’Olga, Verzalla, San Vito o Zabelli,

là dentro eravamo amici e fratelli

e là in quelle tane più lunghe o più corte

schiavi dolenti si cercava la morte.

Sant’Anna, Santa Barbara, Vernacchio o Pianello,

erano otto ore di duro martello

e dopo poco che si minava

già malamente si respirava

dal polverone che si faceva

a volte la lampada non si vedeva

e si cantava e non si pensava

a quel malanno che lì si pigliava.

Con poco pane nella bisaccia

E poco vino nella borraccia

A metà turno si strappava un boccone

E poi di nuovo nel polverone

Finché stremati si arrivava alla sera

Con poco guadagno e più tisi nera.

Oh quanti compagni del nostro mestiere

Han già lasciato parenti e miniere

Le hanno lasciate di notte e di giorno

Per quel lungo viaggio senza ritorno

E sono partiti fra stenti ed affanni

I più non avevano ancor cinquant’anni.

O voi giovanotti che ancor lavorate

Nelle miniere modernizzate

Per fare mine ancor ci vuole il martello

Usatelo attenti con un po’ di cervello

Perché la vita è per noi troppo amara

Ma la salute è la cosa più cara.

 (Lido Marchetti, ex-minatore)

[Bambini prima della tragedia nella miniera di carbone della Fairmont CV Company di Monongah, in West Virgina (USA) e targa commemorativa. In questa città mineraria, nel 1907, una esplosione innescò una reazione a catena agevolata anche dai vapori di carbone, che si risolse in uno dei più gravi incidenti minerari di tutti i tempi. Ufficialmente le vittime accertate furono 361, ma secondo successive ricerche storiche dovrebbero essere rimasti uccisi nelle gallerie quasi 1000 minatori (956, secondo questi studi). Come in molti altri luoghi di fatica degli Stati Uniti, in vorticosa espansione economica ad inizio del secolo XX, buona parte dei lavoratori erano italiani (nella foto, alcuni di essi). I morti italiani accertati sono stati almeno 171, dei quali uno, di nome Giovanni Colarusso, aveva solo 10 anni, e non era presente per qualche casualità o errore, ma perché all’epoca in miniera e in altri lavori gravosi erano impiegati anche i bambini. Praticamente tutti i minatori italiani venivano da regioni del Sud, in maggior parte dalla Calabria, ma anche dagli Abruzzi e dal Molise.]

-documenti storici presi dal web-

Legge 475 o Legge del Libero Stupro

30 Mar

Amina era una ragazza di soli 16 anni. Era diretta a casa, dopo la scuola, nel suo villaggio natale di Chourfa.

Amina Filali fu minacciata con un coltello da Salek Mustafa.

Portata nei pressi di un bosco. Picchiata e stuprata.

La famiglia denunciò l’accaduto, ma – ecco la vergogna – il codice penale marocchino attraverso la legge 475 dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne.

La famiglia accettò le condizioni.

Amina si è suicidata il 10 Marzo scorso ingerendo veleno per topi.

P.S.: Per chi volesse firmare la petizione contro questa legge di MERDA cliccate questo link http://www.avaaz.org/it/forced_to_marry_her_rapist_b/?vl

 

 

Grindadráp: la mattanza dei globicefali

25 Ago

Faroe Islands. All’inizio dell’estate. Come ogni estate. Ecco la tradizionale festa dei faroesi. Grindadráp: la mattanza dei cetacei. Il mare diventa totalmente rosso. Ma è sangue. Il sangue di numerosi delfinidi. Un migliaio. Vengono spinti con le imbarcazioni dentro le baie e la gente, bambini compresi, si lanciano a squartare questi animali indifesi. I giornalisti sono esclusi dal gioco. Ovviamente. La popolazione locale (ma non tutti sono d’accordo, alcuni si battono per l’abolizione) fa di tutto per tenere alla larga telecamere e macchine fotografiche.

La caccia non è affatto una pratica commerciale. Da molto tempo non si mangia più la carne dei globicefali, la specie che viene maggiormente trucidata. Bisogna aggiungere che le specie uccise per puro divertimento sono in via di estinzione. Il Grindadráp non è mai stato approvato dall’International Whaling Commission (la commissione internazionale delle balene), che però sta valutando l’opportunità di riaprire la caccia per finalità scientifiche: a cosa serve questa commissione da quattro soldi? La stessa commissione che ha permesso al Giappone, con la stessa motivazione tranello, di uccidere balene (per la produzione di piatti prelibati a ricchi industriali e innominabili dell’Alta Finanza).

I faroesi che partecipano a questa disgustosa attività dichiarano che i metodi usati per uccidere i cetacei non sono dolorosi. Quindi se io ti sparo in testa sono giustificato a farlo perché non senti nulla. Anche se poi non respiri più. Inoltre sono convinti che il Grindadráp fa parte della loro cultura ed è sacrosanto difenderlo.

Come diceva mia madre, Non sarà il caso di cambiare le cattive abitudini?

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