Alessandro Baricco: il grande Bluff

5 Set

Punto primo: Baricco è laureato in filosofia.

Punto secondo: non è un musicologo. I testi di argomento musicale (Il genio in fuga e L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin – quest’ultimo ha un titolo alla Battiato, chennesò tipo Il pitale di Wittgenstein e la ponga lombarda – credo che ne farò un romanzo, magari divento famoso come Baricco) sono frutto di una sua cultura personale.

Intermezzo: ho scoperto Baricco quando era conduttore di Pickwick. E mi piaceva, il programma. Anche se lui è un po’  spocchioso, pensai. Avevo letto Barnum (1&2), e ci speravo. Poi qualcuno mi disse: ho preso Castelli di rabbia, cosa? hai preso la rabbia? ma no, è il libro di Baricco.

L’ho comprato anch’io. Non sarebbe stato malaccio se non fosse intriso di troppe cadute di stile. Ma insisto.

Oceano mare: discreto, ma si pavoneggia oltremodo.

Novecento, un monologo (testo teatrale): un occasione persa, americanismo e poesia gratuita.

IL CROLLO: Seta (nausea smielata), City (brutta copia di un film americano che nessuno ha mai cagato), Senza sangue (una squallida storia pulp modello Tarantino), Questa storia (noioso, privo di mordente).

IL DISONORE: Emmaus, machecazzoscrivi! Hai fumato rosmarino avariato, inalato vapori acidi, ma vai di corpo regolarmente? Ma chi ci crede in un storia del genere. Quattro stronzi adolescenti e una troietta che si scopa anche il Dalai Lama. A momenti.

E il film? Come, quale? Lezione ventuno, come regista. Cast eccezionale. Esordio fallimentare, stroncato dalla critica.

Insomma, io ci credevo in lui, gli volevo bene. Molto più di Giacobbo (come, no?).

Baricco crede di aver capito tutto, si sente in dovere di spiegarci l’Iliade, Moby Dick: perché la gente è stupida, si ferma al titolo di un libro. Con la trasmissione Totem, fa cappotto. D’ipocrisia. Insieme al quel Vacis, chi l’ha inventato? Forse il Mago Zurlì.  E tutto si fonda con la Scuola Holden: un presa per il culo. O un modo per fare soldi, tra i tanti nell’universo scialbo dei corsi di scrittura creativa?

Però non ha ancora capito perché molti critici e non (gente comune che legge libri e non gli va di essere presa in giro) ce l’hanno con lui. Questa è una sua dichiarazione penosa al Festival della letteratura di Mantova (nel 2006 se non erro):

“…se davvero pensate che quello che io scrivo sia spazzatura, va bene, ma volete magari dedicare una volta un saggio un minimo impegnato, serio, per spiegare a tutti i lettori che ho nel mondo che  è spazzatura…”

Te lo spiega Daniele Luttazzi che in una intervista (per Orizzonti)  curata da Gianluca Mercadante, afferma:

«Gli autori italiani che preferisco oltre a Gadda sono Manganelli, Aldo Busi, Arbasino e Flaiano. Non sopporto invece quelli che usano la pagina per mettere il proprio IO in mostra. Un IO in posa.» Scommetto che leggi tutti i romanzi di Baricco, allora! (gli chiede Mercadante). «Ecco bravo, Baricco non lo sopporto proprio! “Castelli di rabbia“! Già solo il titolo mi faceva accapponare la pelle. Apro il libro, leggo la prima frase e mi sono trattenuto dal lanciarlo solo perché ero in una libreria! Troppo lezioso. Troppo. Non a caso, la sua vera attività è fare corsi di scrittura creativa».

Io non sopporto neanche Busi e Arbasino, figurati.

Punto terzo: Baricco non è ancora uno scrittore. Non ha studiato abbastanza. Mi spiace.

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4 Risposte to “Alessandro Baricco: il grande Bluff”

  1. Clèr ottobre 16, 2011 a 1:50 pm #

    eh finalmente qualcuno l’ha capito 🙂

  2. occultoantonio ottobre 16, 2011 a 4:14 pm #

    da un po’, data la mia età… nel mirino ho ancora altri bersagli, resta sintonizzata 🙂

  3. Clèr ottobre 17, 2011 a 6:48 pm #

    tipo moccia 😀

    • occultoantonio ottobre 17, 2011 a 7:16 pm #

      Appunto. Vedrai, vedrai… cantava Luigi Tenco… le mie invettive sono appena cominciate… 🙂

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