I figli sfortunati di Thomas Mann

17 Ago

Leggendo la biografia di Thomas Mann (1875-1955) mi sono imbattuto per risonanza anche nella vita dei suoi figli. Ne aveva sei. Tutti con la stessa moglie Katharina (Katja) Pringsheim (1883-1980), discendente di una famiglia ebraica convertitasi al luteranesimo. Quasi tutti i figli, chi più chi meno, hanno avuto una vita tormentata, a volte difficile, burrascosa, e due di loro hanno scelto il suicidio. Ma andiamo con ordine e metodo in quanto c’è da perdersi in quella che definirei la maledizione della famiglia Mann.

1. Erika Mann (1905-1969), saggista, scrittrice, attivamente antifascista e attrice di cabaret. Autrice di libri per l’infanzia e dell’epistolario intercorso fra lei e suo padre nel libro Mein Vater, der Zauberer (Mio padre, il mago), un libro appassionato e commovente. Nel ’26 convola a nozze con l’attore di successo Gustaf Grundgens e nel ’29 approdano al divorzio. L’ex e unico marito della Erika , era famoso per il ruolo interpretato nel film M – Il mostro di Dusseldorf (1931) di Fritz Lang. Gründgens è protagonista di un romanzo di uno dei fratelli Mann, Klaus, dal titolo Mephisto. Grundgens non gradì affatto il lavoro, a suo giudizio offensivo, del cognato. La storia riguarda per l’appunto un attore che fa carriera nel Terzo Reich. Negli anni ’60, il figlio adottivo di Grundgens intentò causa riuscendo, dopo sette anni di battaglia legale, attraverso la Suprema Corte tedesca, a bandire la ristampa del libro. Nel 1981, dopo la morte di Grundgens,  comparve una nuova edizione e il regista Istvan Szabo ne trasse un film con l’omonimo titolo aggiudicandosi un Oscar.

Erika, l’anno precedente al suo divorzio, intraprese la sua carriera giornalistica e politica. I suoi primi testi per l’infanzia risalgono al ’32 (preceduti da un diario di viaggio scritto insieme al fratello Klaus). Le prime relazioni lesbiche nascono in quegli anni con alcune donne tra cui la regista Therese Giehse. Therese fonderà con Erika una compagnia di cabaret, Pfeffermuhle (il Macinapepe), celebre per i testi dal contenuto politico in chiave anti-nazista.

Nel’35 seguirà la via dell’esilio stabilendosi temporaneamente con il fratello Klaus in Inghilterra. Privata della cittadinanza tedesca, sposerà il poeta inglese omosessuale W.H. Auden (non vivranno mai insieme) per ottenere il passaporto britannico (un gesto di straordinario altruismo da parte del poeta) e successivamente parte per gli Stati Uniti dove lavorerà come corrispondente per la BBC.

Tornerà in Europa nel 1952 e nel ’69 muore a Zurigo.

Erika Mann

2. Klaus Mann (1906-1949), critico teatrale, saggista, brillante e acuto romanziere, antifascista. Tra le opere scritte vanno ricordate:

  • La pia danza (Der fromme Tanz), descrive la Berlino omosessuale del dopoguerra.
  • Mephisto (già accennato), scritto nel ’36 e pubblicato ad Amsterdam.
  • Il vulcano (Der Vulkan), celebre romanzo sugli esiliati tedeschi della 1° e 2° guerra mondiale.
  • La svolta, il suo ultimo romanzo, una toccante autobiografia.

Klaus Mann fu tormentato in gioventù a causa della sua omosessualità dichiarata e dal rapporto difficile col padre, che aveva poco rispetto del figlio. E’ importante leggere, oltre al diario di Erika, anche quello di Thomas Mann che aiuta a capire meglio l’intricato legame e i dissapori. Klaus è morfinomane a causa di una forte e lunga depressione.

Klaus lasciò la Germania nel ’33 trasferendosi in Olanda. Divenne poi cittadino cecoslovacco. Nel ’36 a Princeton, poi New York fino a prendere la cittadinanza americana nel ’43. In America patirà la fame e la solitudine. Dopo aver tentato il suicidio, si arruolerà senza partecipare a battaglie nella Quinta Armata come giornalista, in Italia. Ed è proprio in Italia che Klaus lavora come sceneggiatore di “Paisà” del regista Roberto Rossellini. In Germania sarà considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento al pari di suo padre. Morirà a Cannes, nel 1949, dopo aver ingerito una forte dose di barbiturici.

Klaus insieme a Erika

3. Angelus Gottfried Thomas Mann, detto Golo (1909-1994), scrittore, storico e filosofo. Per il terzogenito della famiglia preferisco inserire un articolo eccezionale di Paola Sorge apparso su Repubblica il 29/7/2009:

Quando gli chiedevano di presentare una delle tante manifestazioni celebrative in onore del padre, rispondeva che non intendeva assolutamente essere il vicario di Thomas Mann in terra: per Golo, senz´altro il più dotato dei figli dell´autore dei Buddenbrook, stimato e odiato professore di storia e scienze politiche, autore di veri e propri best seller – la Deutsche Geschichte e la vita di Wallenstein – , in cui la storia è intesa non come pura scienza ma come arte letteraria, il rapporto con il Mago fu un´ossessione che si fece ancora più tormentosa dopo la sua scomparsa. Una delle esperienze più penose e sconvolgenti della sua vita fu, quando ormai settantenne, ne lesse i diari e dovette constatarne lo scarso interesse nei suoi confronti, riconoscere ciò che li rendeva così somiglianti, scoprire man mano che il padre era stato attratto dagli stessi uomini di cui lui si era innamorato.
Una vita, quella del terzogenito di Thomas e Katia Mann, popolata di angeli e demoni, fitta di liti, intrighi e congiure alla Dan Brown; inquieta per le forti depressioni a cui egli era soggetto, per l´avversione che suscitava con le sue critiche durissime ai mostri sacri della Germania del dopoguerra, per la sua omosessualità che, a differenza del fratello maggiore Klaus, tenne sempre rigorosamente segreta. Oggi, a quindici anni dalla morte, le ombre si dissolvono una volta per tutte: vengono alla luce, illustrati puntualmente in una poderosa biografia uscita ora in Germania (Tilmann Lahme: Golo Mann, ed. Fischer, pp.550) le tendenze di Golo, manifeste sin da bambino, per il suo stesso sesso, i giovani amanti che gli allietarono gli anni bui dell´esilio e quelli tormentosi nella Germania del dopoguerra, le sue paure, il suo grande amore per la filosofia, i rapporti conflittuali con i familiari, le sconfitte, il successo tardivo arrivato quando aveva cinquant´anni, le lotte senza esclusione di colpi che egli, nato giusto cento anni fa, dovette affrontare nella sua lunga e tormentata esistenza. Ventenne, il giovane studioso si trovò a combattere contro i più spaventosi demoni del Novecento – Hitler e i gerarchi nazisti –, poi contro accademici illustri che vedevano di malocchio i suoi modi di vita da out-sider e mal tolleravano le sue critiche a una sinistra che, a parer suo, faceva solo vuota teoria senza pensare ad aiutare realmente la gente. In realtà Golo Mann, in origine socialista, non risparmiò critiche al marxismo, agli intellettuali di Weimar, Brecht compreso, che secondo lui si limitavano a ironizzare senza dare un aiuto concreto alla socialdemocrazia, ma anche a Spengler e a Junger che definiva uno “snob dell´osservazione quotidiana”. Epocale fu lo scontro tra lui e i fondatori della Scuola di Francoforte.
Golo, che aveva conosciuto Theodor W. Adorno in California a casa del padre dove il pensatore si recava per assistere Thomas Mann nella stesura del Doktor Faustus come esperto musicale, nutrì sempre per lui una viva antipatia: in una lettera del 1952 lo definì “un essere odioso con la puzza sotto il naso”. In realtà non gli piaceva il suo stile, il suo tono da “supersaputo”; anche la sorella Erika lo vedeva di malocchio, forse gelosa del rapporto amichevole che si era instaurato tra Adorno e il Mago. La polemica scoppiò nel 1957 quando Golo Mann, sostenuto da insigni docenti e dal ministro della Cultura Ernst Schuette, venne proposto per la cattedra di Storia all´Università di Francoforte: Adorno e Horkheimer, secondo fonti più che attendibili, si opposero violentemente alla candidatura di Golo e continuarono a fargli guerra ogni volta che venne proposto adducendo come motivi la sua omosessualità e le forti depressioni che lo costringevano a cure psichiatriche; la sua natura non era adatta all´insegnamento dei giovani universitari, scrissero in una lettera al ministro, ora andata perduta. Inevitabilmente si formarono due schieramenti pro e contro Golo Mann, difeso da personaggi eccellenti come Joachim Fest e Marcel Reich-Ranicki. Secondo quest´ultimo, con il quale Golo si era sfogato, l´omosessualità era solo una scusa: in realtà i Dioscuri della Scuola di Francoforte non volevano al loro fianco uno storico importante che li mettesse in ombra e che, soprattutto, aveva avuto il coraggio di criticare i Minima Moralia. Golo Mann si vendicò accusando pubblicamente Adorno e la “pseudocultura” di sinistra di fare solo inutili analisi. Il pensatore si offese a morte: quando nel 1962 il rettore dell´Università di Francoforte volle affidare a Golo Mann la nuova cattedra di Scienze Politiche, lui e Horkheimer tirarono fuori la conferenza tenuta dallo storico sull´antisemitismo da loro considerata “pericolosa” e lo definirono un “nascosto antisemita”. In realtà il discorso di Golo, pubblicato poi nel volume Storia e storie e apprezzato da storici ebrei e da personaggi come Günter Grass e Uwe Johson, illustra la tragedia degli ebrei tedeschi assimilati, in particolare di quelli conservatori come lui che era un “Mischling” per via dei nonni materni di origini ebree. Anche stavolta Golo Mann non ottenne la cattedra: per la verità era un conservatore, un nazionalista depresso, ma non meritava certo di essere accusato di antisemitismo, sia pure inconsapevole, lui che nella sua opera maggiore ha scritto: «Possono la pace, la felicità e la giustizia essere costruite sulle ossa di sei milioni di ebrei?…».
Intanto Erika soffiava sul fuoco: aveva saputo da Ludwig Marcuse, di un “peccatuccio” di Adorno: nel 1934 egli aveva scritto degli articoli per una rivista musicale in cui approvava il divieto di fare “Negerjazz” considerato “un cattivo prodotto di artigianato”, distruggeva l´operetta di un compositore ebreo e infine lodava un coro maschile che cantava le poesie di Baldur von Schirach, il noto capo della gioventù hitleriana; gli articoli erano stati citati nel 1960 da un musicologo senza il nome dell´autore. La Frankfurter Rundschau a cui Golo si rivolse per render pubblico il fattaccio, si rifiutò di attaccare un personaggio del calibro di Adorno, ma Erika, inesorabile, convinse un collega di filosofia del pensatore ad affidare gli articoli in questione a uno studente che nel 1963 li pubblicò su un giornale studentesco e chiese al pensatore come mai avesse tenuto nascosto il fatto di aver scritto per una rivista nazista e antisemita. Adorno riconobbe di essersi comportato stupidamente e sperò nella clemenza del pubblico; naturalmente era convinto di essere al centro di una campagna denigratoria scatenata contro di lui da Golo Mann.
Dopo tutto questo, non ci deve meravigliare dell´epilogo del dramma: nel 1989, in una intervista televisiva, il grande storico tedesco quasi ottantenne, definì senza mezzi termini Adorno e Horkheimer due “farabutti” aggiungendo che sapeva bene di che cosa stava parlando.

Vorrei solo aggiungere che Golo fu celebre anche per il libro, uscito nel 1989, “Wir alle sind, was wir gelesen” (Tutti siamo cìo che abbiamo letto).

Golo

4. Monika Mann (1910 –1992) è stata anche lei una scrittrice, poco amata dal padre. Dopo la presa di potere di Hitler, nel ’34 si trasferì a Firenze  e coltivò interesse per la musica studiando con il maestro e compositore Luigi Dallapiccola. L’amore per lo storico dell’arte Jeno Lanyi spinse Monika a seguirlo in Inghilterra a causa delle leggi razziali del ’38 e si sposarono l’anno successivo. In seguito ottennero un visto per il Canada e si imbarcarono a Liverpool, nel 1940, sulla nave passeggeri City of Benares, utilizzata per trasferire 90 bambini sfollati dall’Inghilterra al Canada. Disgraziatamente la nave fu silurata durante il viaggio da un U-Boot tedesco, e precisamente il sommergibile U-48 causando la morte di 248 persone di cui 77 bambini. Monika Mann soppravisse dopo aver passato 20 ore in mare aperto sulla scialauppa di salvataggio prima di essere presa in salvo dalla nave da guerra inglese HMS Hurricane che ha riportato i superstiti in Scozia. Il marito, invece, annegò nelle acque dell’Oceano.

Successivamente decise di raggiungere i genitori negli States, ma la convivenza non durò a lungo per via del suo difficile rapporto con il padre. Intanto, proprio in quegli anni, cominciò a scrivere. Si ricordano:

  • Vergangenes und Gegenwärtiges  (Passato e presente, 1955), vita e morte della propria famiglia, l’adolescenza a Monaco di Baviera, la morte del marito.
  • Der Vater (Il padre, 1954), testo in forma di poesia.
Nel ’52 si stabilì per oltre trent’anni in Italia, a Capri, insieme a un  pescatore del luogo Antonio Spadaro, chiamato affettuosamente Toni e al quale dedicherà il testo Passato e presente. Dopo la morte del suo compagno, nel 1985, si trasferisce nella vecchia casa di famiglia a Kilchberg (Zurigo), insieme al fratello Golo, ma terminerà i suoi ultimi istanti di vita nella casa del figlio adottivo del fratello all’età di 82 anni.

Monika

5. Elisabeth Mann Borgese (1918-2002), scrittrice, naturalizzata americana. Nel ’39 sposò lo scrittore, giornalista e critico letterario italiano antifascista Giuseppe Antonio Borgese, morto nel 1952 (fu uno dei 13 docenti universitari che rifiutarono l’imposizione del giuramento fascista, 13 su 1251 accademici). Borgese era più anziano di Elisabeth di ben 36 anni. Dalla loro unione nacquero Angelica e Dominica.

La penultima figlia di Thomas Mann si occupò principalmente di letteratura, biologia e diritto marittimo; infatti, di particolare rilievo è il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente marino.

Elisabeth Mann Borgese

6. Michael Thomas Mann (1919–1977), l’ultimo figlioera un musicista e docente di letteratura tedesca. Studiò viola e violino a Zurigo, Parigi e New York.  Nel ’39, sposò la svizzera Gret Moser (1916-2007). Hanno avuto due figli, Fridolin e Anthony. In seguito adottarono una bambina, Raju.

Tra il ’42 e il ’47 ha lavorato come violinista nella San Francisco Symphony Orchestra e in seguito è apparso come solista in numerose tournée in Europa e America. Ha lavorato con il pianista Yaltah Menuhin.

Costretto a rinunciare alla musica a causa di una neuropatia, si dedicherà prima allo studio della letteratura tedesca all’Università di Harvard e successivamente all’insegnamento presso l’Università della California, a Berkeley.

Morirà suicida a Orinda (California) per una forte dose di alcool e barbiturici.

Michael Thomas

Ricapitolando Thomas e Katja Mann ebbero sei figli dotati di talento e genialità. La tensione tra il padre di famiglia e alcuni figli, spesso duro e litigioso ( in particolare con Klaus, Monika e Golo), è dovuto principalmente all’omosessualità nascosta e mai accettata di Thomas. Katja sapeva della sua insicurezza, del fatto che reprimeva tale segreto e i figli subirono la sua ipocondria ed emotività. I fratelli di Katja lo chiamavano ” il malato di fegato” per il colorito pallido. La prediletta di Thomas, , era sicuramente Erika, della quale accettava il suo essere lesbica, ma non digeriva l’omosessualità maschile di Klaus. Questo proprio perché invidiava in lui l’essere dichiaratamente gay. Infatti, attraverso il saggio Sul Matrimonio, si scaglierà con eccessiva foga contro l’omosessualità. Secondo Golo la bisessualità del padre era da considerarsi platonica nonostante nei suoi oltre tredici diari racconta spesso dei suoi amori maschili , ma senza mai possederli.

Il premio Nobel per la letteratura nel 1929, e autore de I Buddenbrook, Tonio Kroger, La morte a Venezia, La montagna incantata,  visse negli Stati Uniti, inizialmente disorientato , ma amorevolmente Erika gli fece da cicerone; nel ’52 lasciò il paese disgustato dal maccartismo (movimento anticomunista del senatore braccio destro di Nixon, McCarthy; una vera e propria caccia alle streghe di bassa lega. Anche Charlie Chaplin lasciò gli States per lo stesso motivo. Bertolt Brecht, l’unico vero comunista, si difese egregiamente in un processo).

I figli lo chiamavano Zauberer, il mago, perché Thomas era solito travestirsi con turbante e vesti orientali nei momenti di quiete familiare e giocare con loro interpretando il ruolo di un indovino orientale.


Katja Mann e i suoi sei figli, 1925

Thomas Mann

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6 Risposte to “I figli sfortunati di Thomas Mann”

  1. dafnevisconti giugno 21, 2012 a 7:58 pm #

    Interessantissimo. Sono sempre molto curiosa sui figli dei grandi geni. La cosa che certamente accomuna tutti e sei i figli di Thomas Mann e’ la longevità, che trovo che sia un carattere biologico molto interessante. Mi colpisce poi l’omosessualità di quasi tutta la famiglia e la sofferenza che si accompagna alla genialità. Sono ancora curiosa, vorrei approfondire ulteriormente.

    • occultoantonio giugno 22, 2012 a 10:44 am #

      allora ti consiglio di leggere le biografie dei figli, i diari di thomas mann invece non sono obiettivi. ti ringrazio per il commento, è stata una ricerca estenuante.

  2. Antonietta novembre 14, 2012 a 9:11 pm #

    salve, anch’io trovo l’articolo interessantissimo, sono un’insegnante e lo consiglierò ai miei studenti. a proposito, conosci il film (o meglio la docufiction) di Heinrich Breloer” Die Manns – Ein Jahrhundertroman”? a me è piaciuto moltissimo

    • occultoantonio novembre 14, 2012 a 10:34 pm #

      No, non l’ho visto. Proverò a cercarlo in rete, sperando che il documentario abbia i sottotitoli in italiano o in inglese. Mi fa piacere che ti piaccia l’articolo, grazie.

  3. paola dicembre 27, 2013 a 8:25 pm #

    Indubbiamente l’articolo è frutto di un ottimo lavoro di ricerca e sintesi che consente al lettore di affacciarsi e volgere lo sguardo su un mondo , quello della numerosa famiglia Mann, davvero poco esplorato nei libri di testo. Grazie!

    • riccardo maggio 22, 2014 a 9:45 am #

      Ho trovato l’articolo molto valido sia dal punto di vista della documentazione che da quello dello stile, che non è mai aridamente accademico.
      In questi giorni sto leggendo, di Thomas Mann “Carlotta a Weimar” e sto meditando su questo fatto: forse quando nel romanzo in questione Riemer, la signorina Schopenhauer e la stessa Carlotta analizzano la personalità di Goethe (che a loro appare freddo, distaccato, talvolta tagliente nei giudizi e scostante negli atteggiamenti e nei rapporti umani) Mann stava analizando anche sè stesso.
      Tu che cosa ne pensi?
      Ciao e grazie per l’articolo.

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