WHAT’S ELSE?

20 mag

 1.

Ore 7:45 Attentato alla Scuola Morvillo-Falcone – 1 vittima – Brindisi 19/05/2012

2.

ore 4:03 Terremoto in Emilia 6° grado- Torre dell’orologio (Finale dell’Emilia) 20/05/2012

epicentro tra Ferrara e Modena – 6 vittime

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Estetica della Falsa Attesa

16 mag

Credo che noi siamo dei climi sui quali aleggia la minaccia di un temporale che si verifica altrove. L’immensità vuota delle cose, la grande dimenticanza che c’è nel cielo e nella terra…

FERNANDO PESSOA

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Delirium Ridens – 20 –

13 mag

Dalla raccolta personale Delirium ridens (agosto 2008-Gennaio 2009):

 

Zero 

La carta è l’aroma e il tipografo la sua nemesi.

Estinta la lingua del drago non rimase che odore di chiuso.

Il ritratto di Dorian Gray è una crosta.

Gulliver colleziona insetticidi alla foce del suo delirio.

Una pioggia di corvi macchia la terra.

Spighe di grano allattano embrioni senza cordone.

Non resta molto del futuro perché il tempo è cieco.

Moby Dick annusa le mie scarpe

e la Morte si masturba nel confessionale.

Siamo una specie che non impara

dai suoi stessi errori.

Ricordo ancora quell’evento

al mercato di Minosse,

il ballo dei vermi

attorno a un carcinoma.

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Filastrocca del Minatore

1 mag

Quando a vent’anni arrivava la sera

e ritornavo dalla miniera

sudato stanco e col viso nero

non ci pensavo che fosse vero

che dopo poco sarei diventato

anch’io come tanti per sempre malato

del male tremendo che incute terrore

il “Male Comune” del minatore.

Un’ora di strada al mattino ed alla sera

Per lavorare nella miniera

E ci si andava non c’erano appigli

Là dentro era il pane dei nostri figli.

Sant’Olga, Verzalla, San Vito o Zabelli,

là dentro eravamo amici e fratelli

e là in quelle tane più lunghe o più corte

schiavi dolenti si cercava la morte.

Sant’Anna, Santa Barbara, Vernacchio o Pianello,

erano otto ore di duro martello

e dopo poco che si minava

già malamente si respirava

dal polverone che si faceva

a volte la lampada non si vedeva

e si cantava e non si pensava

a quel malanno che lì si pigliava.

Con poco pane nella bisaccia

E poco vino nella borraccia

A metà turno si strappava un boccone

E poi di nuovo nel polverone

Finché stremati si arrivava alla sera

Con poco guadagno e più tisi nera.

Oh quanti compagni del nostro mestiere

Han già lasciato parenti e miniere

Le hanno lasciate di notte e di giorno

Per quel lungo viaggio senza ritorno

E sono partiti fra stenti ed affanni

I più non avevano ancor cinquant’anni.

O voi giovanotti che ancor lavorate

Nelle miniere modernizzate

Per fare mine ancor ci vuole il martello

Usatelo attenti con un po’ di cervello

Perché la vita è per noi troppo amara

Ma la salute è la cosa più cara.

 (Lido Marchetti, ex-minatore)

[Bambini prima della tragedia nella miniera di carbone della Fairmont CV Company di Monongah, in West Virgina (USA) e targa commemorativa. In questa città mineraria, nel 1907, una esplosione innescò una reazione a catena agevolata anche dai vapori di carbone, che si risolse in uno dei più gravi incidenti minerari di tutti i tempi. Ufficialmente le vittime accertate furono 361, ma secondo successive ricerche storiche dovrebbero essere rimasti uccisi nelle gallerie quasi 1000 minatori (956, secondo questi studi). Come in molti altri luoghi di fatica degli Stati Uniti, in vorticosa espansione economica ad inizio del secolo XX, buona parte dei lavoratori erano italiani (nella foto, alcuni di essi). I morti italiani accertati sono stati almeno 171, dei quali uno, di nome Giovanni Colarusso, aveva solo 10 anni, e non era presente per qualche casualità o errore, ma perché all'epoca in miniera e in altri lavori gravosi erano impiegati anche i bambini. Praticamente tutti i minatori italiani venivano da regioni del Sud, in maggior parte dalla Calabria, ma anche dagli Abruzzi e dal Molise.]

-documenti storici presi dal web-

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Vladimir Majakovskij

15 apr

Ma voi potreste? (1913)

A un tratto impiastricciai la mappa dei giorni prosaici,

dopo aver schizzato tinta da un bicchiere,

e mostrai su un piatto di gelatina

gli zigomi sghembi dell’oceano.

Sulla squama d’un pesce di latta

lessi gli appelli di nuove labbra.

Ma voi

potreste

eseguire un notturno

su un flauto di grondaie?

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Corollario

9 apr

I sogni hanno questo di volgare: che tutti sognano.

(Fernando Pessoa)

foto di Antonio Occulto

 

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L’ampolla è scoppiata: un’omaggio ai padani

6 apr

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Delirium Ridens – 19 -

3 apr

Dalla raccolta personale Delirium ridens (Agosto 2008 – Gennaio 2009):

 

 

L’Eremita

Nessuno mi ha visto uscire di senno

ogni favola è un trancio di vergogna

senza la data di scadenza

Polifemo ha disdetto

il callista è amareggiato

è di questo che sto parlando

o di altro che altri ignorano

Caronte è fermo sull’autostrada

del pianto, i pagliacci scioperano

e le ombre vomitano il percorso

che i gatti avevano marcato

Aronne, pastore di piaghe,

fammi da interprete

ma scordati il bastone.

 

 

 

 

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Nudibranchi

1 apr

 

 

 

 

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Legge 475 o Legge del Libero Stupro

30 mar

Amina era una ragazza di soli 16 anni. Era diretta a casa, dopo la scuola, nel suo villaggio natale di Chourfa.

Amina Filali fu minacciata con un coltello da Salek Mustafa.

Portata nei pressi di un bosco. Picchiata e stuprata.

La famiglia denunciò l’accaduto, ma – ecco la vergogna – il codice penale marocchino attraverso la legge 475 dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne.

La famiglia accettò le condizioni.

Amina si è suicidata il 10 Marzo scorso ingerendo veleno per topi.

P.S.: Per chi volesse firmare la petizione contro questa legge di MERDA cliccate questo link http://www.avaaz.org/it/forced_to_marry_her_rapist_b/?vl

 

 

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