Quando a vent’anni arrivava la sera
e ritornavo dalla miniera
sudato stanco e col viso nero
non ci pensavo che fosse vero
che dopo poco sarei diventato
anch’io come tanti per sempre malato
del male tremendo che incute terrore
il “Male Comune” del minatore.
Un’ora di strada al mattino ed alla sera
Per lavorare nella miniera
E ci si andava non c’erano appigli
Là dentro era il pane dei nostri figli.
Sant’Olga, Verzalla, San Vito o Zabelli,
là dentro eravamo amici e fratelli
e là in quelle tane più lunghe o più corte
schiavi dolenti si cercava la morte.
Sant’Anna, Santa Barbara, Vernacchio o Pianello,
erano otto ore di duro martello
e dopo poco che si minava
già malamente si respirava
dal polverone che si faceva
a volte la lampada non si vedeva
e si cantava e non si pensava
a quel malanno che lì si pigliava.
Con poco pane nella bisaccia
E poco vino nella borraccia
A metà turno si strappava un boccone
E poi di nuovo nel polverone
Finché stremati si arrivava alla sera
Con poco guadagno e più tisi nera.
Oh quanti compagni del nostro mestiere
Han già lasciato parenti e miniere
Le hanno lasciate di notte e di giorno
Per quel lungo viaggio senza ritorno
E sono partiti fra stenti ed affanni
I più non avevano ancor cinquant’anni.
O voi giovanotti che ancor lavorate
Nelle miniere modernizzate
Per fare mine ancor ci vuole il martello
Usatelo attenti con un po’ di cervello
Perché la vita è per noi troppo amara
Ma la salute è la cosa più cara.
(Lido Marchetti, ex-minatore)


[Bambini prima della tragedia nella miniera di carbone della Fairmont CV Company di Monongah, in West Virgina (USA) e targa commemorativa. In questa città mineraria, nel 1907, una esplosione innescò una reazione a catena agevolata anche dai vapori di carbone, che si risolse in uno dei più gravi incidenti minerari di tutti i tempi. Ufficialmente le vittime accertate furono 361, ma secondo successive ricerche storiche dovrebbero essere rimasti uccisi nelle gallerie quasi 1000 minatori (956, secondo questi studi). Come in molti altri luoghi di fatica degli Stati Uniti, in vorticosa espansione economica ad inizio del secolo XX, buona parte dei lavoratori erano italiani (nella foto, alcuni di essi). I morti italiani accertati sono stati almeno 171, dei quali uno, di nome Giovanni Colarusso, aveva solo 10 anni, e non era presente per qualche casualità o errore, ma perché all'epoca in miniera e in altri lavori gravosi erano impiegati anche i bambini. Praticamente tutti i minatori italiani venivano da regioni del Sud, in maggior parte dalla Calabria, ma anche dagli Abruzzi e dal Molise.]
-documenti storici presi dal web-
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